
Carabinieri, il giuramento degli allievi marescialli davanti a Mattarella

FIRENZE – «Sotto ogni divisa c’è un ragazzo e una ragazza che per arrivare qui oggi hanno fatto tante rinunce. Hanno una disciplina che pochi ragazzi possiedono. Sono davvero meritevoli perché, in questa società vulnerabile in cui viviamo, sono pochi i giovani che hanno scelto questa strada». Parole non di un’Autorità istituzionale, ma il commento ancora emozionato ma orgoglioso di una madre all’uscita della Scuola Marescialli Carabinieri di Firenze dove venerdì 8 maggio si è appena conclusa la cerimonia del giuramento del 15° corso Allievi Carabinieri Allievi Marescialli, davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per la prima volta nell’istituto di formazione dell’Arma.
La signora arriva da Caserta con il marito (appartenente alla Polizia di Stato) che ha appena posto sulla divisa della figlia gli alamari, l’emblema distintivo dell’Arma. Oggi è diventata Cam (Carabiniere allievo maresciallo). Al termine del corso triennale potrà essere nominata Comandante di una delle oltre 5000 Stazioni dei Carabinieri sparse in Italia, il fulcro (e il cuore) della presenza dell’Arma sul territorio.
Il giuramento davanti a Mattarella
Sul piazzale della caserma Maritano è schierato un battaglione di oltre 1000 allievi in grande uniforme speciale, comandato dal tenente colonnello Francesco Panebianco. Giurano in 415. Gli altri colleghi hanno già giurato in quanto già carabinieri. Oggi tocca ai nuovi «cadetti» che provengono dalla società civile e che diventano militari a tutti gli effetti. L’emozione generale è palpabile ad ogni livello. Con il Capo dello Stato, sono presenti il ministro della Difesa Guido Crosetto, il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano, il comandante generale dei Carabinieri Salvatore Luongo.

Parla la medaglia d’oro Gianfranco Paglia
Il primo saluto agli allievi è del tenente colonnello Gianfranco Paglia, a nome del Gruppo Medaglie d’oro al valor militare. «Ci sono tanti modi – sottolinea – per servire il Paese. Lo possono fare tutti, ma non tutti hanno la capacità di indossare l’uniforme. Non tutti hanno la forza di giurare fedeltà alla Repubblica. Non tutti sono in grado di onorare quel giuramento con lealtà, con sacrificio, con amor di patria. Un giuramento che potrebbe portare anche a sacrificare la propria vita».
Cerrina: «Saper conquistare il cuore delle persone»
«Cari allievi – dice il generale di divisione Carlo Cerrina comandante della Scuola Marescialli e Brigadieri – la vostra formazione triennale vi sta fornendo i necessari strumenti per affrontare la complessità del servizio a cui sarete chiamati. Passerete dal ‘sapere’ al ‘saper fare’, ma voi che siete destinati ad essere Comandanti dovrete spingervi al ‘saper far fare’ ed al ‘saper comunicare’ e nel ‘saper comunicare e saper conquistare il cuore delle persone’. Soprattutto di quelle più deboli e indifese che si dichiarano disilluse e rassegnate, donando loro il vostro esempio, grazie al vostro ‘saper essere’».
La consegna degli alamari
Segue il giuramento degli allievi del 15° corso, intitolato al maresciallo maggiore Oreste Leonardi, capo scorta del presidente Aldo Moro e medaglia d’oro al valor civile alla memoria. Il generale Cerrina ne legge la formula, alla quale rispondono in coro i neo carabinieri. Appena dopo il momento altrettanto solenne ma ancora più emozionante: la consegna degli alamari. È lo stesso Mattarella ad appenderne una coppia sulla giubba dell’allievo Nicolò Luciani, primo in graduatoria nel concorso di ammissione alla Scuola Marescialli. La commozione generale aumenta quando sono i familiari degli altri allievi ad apporli sulla divisa dei «loro» carabinieri. Molti i genitori che indossano una divisa, orgogliosi di un passaggio generazionale che va avanti al servizio dello Stato.
Luongo: «La spina dorsale dell’Arma»
Nel suo intervento, il comandante generale dell’Arma Salvatore Luongo definisce i futuri comandanti di stazione «la spina dorsale dell’istituzione» e la «chiave del sistema di sicurezza nazionale», ricordando il ruolo insostituibile delle stazioni dei Carabinieri come presidio quotidiano di legalità e rassicurazione sociale nei territori. Ai giovani allievi chiede coraggio, entusiasmo e capacità di andare oltre «i lacci e lacciuoli della sterile burocrazia».
Portolano e la forza dei piccoli team
Il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano insiste sul valore dei «piccoli team», definendoli il vero punto nevralgico delle organizzazioni moderne: «È lì che nascono le intuizioni più originali, la fiducia più solida e lo spirito di corpo». Rivolgendosi ai futuri marescialli, sottolinea l’equilibrio tra «autonomia e disciplina, iniziativa e obbedienza, umanità e rigore» come tratto distintivo del sottufficiale dell’Arma. (Qui il testo integrale dell’intervento).
Crosetto: «Mi sono commosso»
Molto personale e carico di emozione l’intervento conclusivo del ministro della Difesa Guido Crosetto, che ammette di essersi «commosso guardando i vostri familiari» e i volti degli allievi schierati. Crosetto ricorda ai giovani marescialli che, con il giuramento, «non siete più il normale cittadino», perché la divisa e il ruolo di carabiniere rappresentano lo Stato stesso agli occhi delle comunità e comportano responsabilità superiori, fino all’estremo sacrificio per gli altri.
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(Produzione Quirinale e Arma dei Carabinieri)
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