Salvatore Todaro, 80 anni fa la storia (poco conosciuta) di guerra e umanità

Marinai nemici naufraghi accolti sul sottomarino Cappellini per ordine del comandante Salvatore Todaro
Marinai nemici naufraghi accolti sul sottomarino Cappellini per ordine del comandante Salvatore Todaro (Foto Marina Militare)

ROMA – Salvatore Todaro entrò in Accademia Navale a Livorno il 18 ottobre 1923, quasi un secolo fa. Diventato comandante di sommergibili, passò alla storia per un’azione – coraggiosa e umanitaria al tempo stesso – che lo vide protagonista 80 anni fa esatti. Una vicenda che pochi ricordano e che molti non conoscono affatto. 

Nella notte del 16 ottobre 1940, il capitano di corvetta Todaro al comando del sommergibile italiano «Comandante Cappellini» intercetta in Atlantico, a 700 miglia a ovest di Madera, il piroscafo belga Kabalo. Quest’ultimo, requisito dalla Marina britannica, è diretto in Africa occidentale con pezzi di ricambio per aerei militari. Il Cappellini fa parte della base oceanica Betasom di Bordeaux da dove partono sommergibili tedeschi e italiani impegnati nella cosiddetta «Battaglia dell’Atlantico» con l’obiettivo di bloccare i rifornimenti marittimi tra Stati Uniti e Gran Bretagna. 

L’attacco

La guerra è guerra, purtroppo. Todaro – come si legge anche sul sito della Marina Militare – «si pone all’inseguimento in superficie, predisponendo il battello per un attacco con l’utilizzo dei due cannoni da 100 mm del battello. Il Kabalo apre il fuoco per primo, ma l’azione del sommergibile italiano è breve e decisiva: colpito da una dozzina di proiettili il mercantile viene abbandonato dall’equipaggio». 

Il Cappellini si avvicina alla nave nemica ormai inoffensiva. In mare, tra i relitti, ci sono cinque naufraghi che vengono recuperati e fatti salire a bordo del battello italiano. Poco dopo viene avvistata una scialuppa con 21 marinai a bordo, tra cui il comandante del mercantile belga. Todaro non ha dubbi su come comportarsi. La guerra imporrebbe di lasciarli al loro destino e allontanarsi in immersione più rapidamente possibile. La ragione e il sentimento di umanità consigliano invece il comandante italiano in maniera opposta. Gli stessi naufraghi restano stupiti e increduli dell’inattesa positiva svolta della loro sorte. 

Salvataggio del nemico

La scialuppa viene letteralmente «rimorchiata» al traino del Cappellini. La costa più vicina è a ben 100 miglia. Un’impresa impossibile ma che Todaro decide ugualmente di tentare. Dopo un giorno di navigazione (17 ottobre) però il cavo di rimorchio si spezza. Todaro decide allora di far salire a bordo del suo battello, nonostante gli spazi ristrettissimi e il maggior peso, tutti i naufraghi del Kabalo. La navigazione non senza insidie prosegue fino alle Isole Azzorre, zona controllatissima dagli inglesi. Il Cappellini arriva all’alba del 19 ottobre nella semideserta isola di Santa Maria, la più meridionale dell’arcipelago portoghese. 

Rientro alla base

Dopo aver sbarcato i naufraghi, il comandante Todaro rientra con il suo sommergibile alla base. Gli tocca subire però una severa critica da parte dell’ammiraglio Karl Dönitz, capo dei sommergibilisti tedeschi, che ricorda che «questa è una guerra e non una crociata missionaria. Il Signor Todaro è un bravo comandante, ma non può fare il Don Chisciotte del mare». Pronta la risposta di Todaro, riportata da numerose fonti storiche e mai smentita: «Gli altri non hanno, come me, duemila anni di civiltà sulle spalle».

La notizia del salvataggio dei naufraghi del Kabalo e del comportamento del comandante Todaro, si diffonde rapidamente anche sulla stampa internazionale. Il sito «La voce del marinaio» riporta uno stralcio di una lettera della madre di uno dei naufraghi salvatiindirizzata allo stesso comandante Todaro. «…Esiste un eroismo barbaro e un altro davanti al quale l’anima si mette in ginocchio: il vostro. Siate benedetto per la Vostra bontà che ha fatto di Voi un eroe non soltanto dell’Italia ma dell’umanità». 

Il sottomarino «Salvatore Todaro»

La Marina Militare compie quest’anno i 130 anni della propria componente sommergibili. Nel 2003 ha varato il sommergibile «Salvatore Todaro», nel ricordo del comandante medaglia d’oro al valor militare, caduto in un’azione di guerra nel dicembre 1942. La moderna unità italiana, distintivo ottico S 526, è entrata in servizio nel marzo 2006. Fa parte della Classe U-212 A, chiamata anche «Classe Todaro» insieme ai successivi battelli Scirè (S 527)Pietro Venuti (S 528) e Romeo Romei (S 529) . Attualmente la Marina è impegnata nello sviluppo dei nuovi sottomarini U212 NFS (Near Future Subamirine), destinati a sostituire gli ultimi 4 sottomarini della Classe Sauro in servizio da oltre 25 anni. 

UNO STORICO FILM SUL COMANDANTE TODARO

Avete 86 minuti a disposizione per vedere comodamente un film? Dalla cineteca di Youtube troviamo un film italiano del 1954 intitolato «La grande speranza» del regista Duilio Coletti. Tratta, in forma romanzata, le vicende del sottomarino Cappellini, comandato da Salvatore Todaro, durante la Battaglia dell’Atlantico ed in particolare del salvataggio dei naufraghi del piroscafo Kabala. Consigliabile. 

Scaricalo qui. 

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Sandro Addario

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