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Il monumento ai Carabinieri Martiri di Fiesole

Martiri di Fiesole, il coraggio di tre Carabinieri che parla ancora ai giovani

Il monumento ai Carabinieri Martiri di Fiesole
Il monumento ai Carabinieri Martiri di Fiesole

FIESOLE – Fiesole ha ricordato il sacrificio dei Carabinieri Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti, che il 12 agosto 1944 scelsero di consegnarsi ai tedeschi e andare incontro alla morte per salvare dieci civili tenuti in ostaggio. Alla cerimonia, insieme alle autorità civili, militari e religiose, significativa la presenza di 76 alunni della Scuola secondaria di primo grado «Mino da Fiesole», accompagnati dal dirigente scolastico Alessandro Lattanzi e dagli insegnanti. Proprio alle nuove generazioni è stato rivolto il filo conduttore della commemorazione: fare della memoria dei tre Martiri non soltanto un ricordo, ma un insegnamento per il presente.

Manetti: «Una civiltà si misura dalla cura che sa offrire»

La cerimonia religiosa si è svolta in Cattedrale, officiata dal vescovo di Fiesole Stefano Manetti e da alcuni sacerdoti tra cui il cappellano della Legione Carabinieri Toscana don Pietro Folino Gallo, che sta per lasciare l’incarico perché chiamato a Roma con le stesse funzioni presso il Comando Operativo di Vertice Interforze. 

Il vescovo Manetti, nella sua omelia, ha posto al centro il valore della persona umana, partendo da una domanda: «Se Dio si è fatto uomo, quanto vale un uomo?». Una riflessione che ha portato al tema della fragilità e del limite, non come difetti da eliminare, ma come dimensioni attraverso le quali si sviluppano solidarietà, relazioni e capacità di prendersi cura dell’altro. «La qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire», ha sottolineato Manetti, richiamando poi il sacrificio di Alberto, Vittorio e Fulvio come un atto d’amore verso l’umanità che continua a produrre cultura. Un esempio particolarmente attuale mentre, ha ammonito il vescovo, l’umanità rischia di scivolare nuovamente nella «cultura violenta della potenza», fino ad abituarsi alla guerra. La pace, invece, è un progetto da costruire insieme, attraverso quella resistenza attiva al male testimoniata anche dai tre Martiri di Fiesole.

Sul colle di San Francesco

Come tradizione la cerimonia di ricordo è proseguita sul Colle di San Francesco dove c’è il grande monumento in bronzo dedicato ai tre Carabinieri martiri di Fiesole. È lì che il sindaco di Fiesole Cristina Scaletti e il generale di brigata Pierluigi Solazzo, comandante della Legione Carabinieri Toscana, hanno deposto due corone d’alloro a ricordo del sacrificio dei tre carabinieri, medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Il momento suggestivo è stato accompagnato dalle note della Fanfara della Scuola Marescialli e Brigadieri Carabinieri, il cui coro aveva in precedenza fatto solenne cornice alla funzione religiosa in Cattedrale. 

Scaletti: «L’eroismo della responsabilità quotidiana»

Scaletti si è rivolta soprattutto ai ragazzi: «Siete venuti non solo per assistere a una celebrazione del passato, ma per accogliere e ricevere un testimone». Il sacrificio dei tre Carabinieri rappresenta per Fiesole un’eredità morale che continua a interrogare il presente, quella «scintilla dei giusti» che impedisce di restare spettatori davanti alla sofferenza degli altri. Una memoria che, secondo Scaletti, «non è una ricorrenza da consumare sul calendario», soprattutto davanti alle guerre e alle violenze che segnano ancora il mondo. Da qui l’invito ai giovani a «proteggere la vostra capacità di sentire» e a non lasciarsi anestetizzare dall’indifferenza. Alle generazioni di oggi non viene richiesto il sacrificio estremo di La Rocca, Marandola e Sbarretti, ma qualcosa che il sindaco ha definito «l’eroismo della responsabilità quotidiana»: scegliere il bene comune rispetto al proprio interesse e diventare custodi di un futuro fondato sulla libertà, sulla pace e sulla democrazia.

Solazzo: «L’uniforme è una promessa, quella di esserci»

A concludere gli interventi il generale Solazzo, che ha ricordato la scelta consapevole dei tre militari: avrebbero potuto sottrarsi al pericolo, ma decisero di consegnarsi sapendo quale prezzo avrebbero pagato, affermando con i fatti un principio altissimo: la vita degli altri vale più della propria. Un sacrificio che continua a parlare innanzitutto ai Carabinieri: «La nostra uniforme non è soltanto un segno di appartenenza, è una promessa, quella di esserci quando un cittadino ha bisogno». 

Ma Solazzo ha voluto rivolgersi direttamente anche agli studenti presenti, ringraziando il dirigente Alessandro Lattanzi: la storia, ha detto, non è soltanto ciò che è accaduto ieri, ma ciò che insegna come vivere oggi. «Il coraggio non significa non avere paura. Il coraggio significa sapere che cosa è giusto fare anche quando abbiamo paura». Per questo a Fiesole non si celebra la morte, ma «una scelta di vita»: servire, proteggere e non abbandonare gli altri.

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Sandro Addario

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