Perché il virus dell’influenza sembra andare «in letargo» d’estate?

Il professor Giampiero Carosi
Per l’infettivologo Giampiero Carosi scoprire il «letargo» del virus può aprire la strada a bloccare il Covid-19

BRESCIA – Intervista surreale ma non troppo tra un viandante e un infettivologo, immaginata da Giampiero Carosi, professore emerito di Malattie Infettive e Tropicali dell’Università di Brescia.

Dove «si rifugia» il virus influenzale nei mesi estivi per riemergere all’inverno successivo? Come se andasse in letargo. Lo stesso potrebbe valere per il virus del COVID-19. Se si intercettassero i geni che attivano e reprimono il virus stagionalmente, si potrebbe arrivare a produrre farmaci e vaccini diretti a «silenziare» il virus, privandolo della sua attività di causare malattie letali. Nel nostro organismo convivono milioni, forse miliardi, di virus: sarebbe semplicemente un «commensale» in più.

Pubblichiamo qui uno stralcio dell’ «intervista» immaginaria.

DIALOGO TRA UN VIANDANTE E UN INFETTIVOLOGO

di Giampiero Carosi

Viandante: Buongiorno. Che piacere incontrarla di persona. Lei è un virologo, è vero?

Virologo: In realtà no.

Viandante: Forse un epidemiologo?

Virologo: Non esattamente. Sono un infettivologo.

Viandante: Perché allora in televisione viene presentato come virologo?

Virologo: Bella domanda. Forse perché appare più allettante per l’audience. I virologi lavorano in vitro con cappe sterili, gli epidemiologi con il computer, gli infettivologi a tu per tu con i pazienti in situazioni spesso non gradevoli.

Viandante: Finalmente ho capito. Allora, da adesso la chiamerò infettivologo. Posso sapere che opinione si è fatto di questa pandemia Covid19?

Infettivologo: Che ha preso tutto il mondo in contropiede. Inizialmente tutti, dico tutti, avevamo sottovalutato questo coronavirus.

Viandante: Com’è riuscita questa epidemia a svilupparsi in così breve tempo?

Infettivologo: È stato violato il mantra dell’infettivologo: “le malattie infettive si devono isolare”. Non si deve lasciare – ad esempio – un paziente contagioso in un pronto soccorso affollato, dove fatalmente ne può contagiare altri.

Viandante: Ormai il dramma, tra vittime e lockdown, è sotto gli occhi di tutta l’umanità. A questo punto la domanda che più ci assilla è una sola: quando finirà?

Infettivologo: Non sono virologo, quindi risponderò ancora come infettivologo, che si basa su dati clinici. Come tale osservo che:

  1. la curva epidemica, raggiunta una fase di plateau, ha cominciato a registrare segni meno per i malati e segni più per quanto riguarda i pazienti guariti;
  2. l’indice della contagiosità è drasticamente calato, come pure verosimilmente l’indice di letalità. 

Indicazioni che sono peraltro da interpretare con riserva, dato che si basano sui dati ufficiali, documentati da tampone positivo. Non tengono conto in larga misura sia dei pazienti asintomatici o al contrario dei pazienti che muoiono a casa o nelle RSA, che non hanno avuto un tampone e quindi non vengono classificati.

Viandante: Si può pensare comunque che l’epidemia incominci a essere davvero domata?

Infettivologo: Che oggi arrivino agli ospedale meno pazienti COVID gravi e che questi siano trattati più efficacemente è poco ma sicuro. Tutto questo si è tradotto nelle statistiche più favorevoli, che di giorno in giorno vengono rilasciate dall’ISS e dalla Protezione Civile. Certo i morti sono ancora tanti. Che l’epidemia, se non domata, si sia comunque ammansita non è un’ipotesi ma un dato di fatto.

Viandante: E qual’è la sua opinione sull’ipotesi che il virus abbia perso forza?

Infettivologo: Ammetto di nutrire, in fondo al cuore, una speranza inconfessata. Ma se mi spinge a raccontarla non dovrà più rivolgersi a me come infettivologo, né come virologo o epidemiologo, ma dovrà chiamarmi piuttosto “giullare”, Joker.

STAGIONALITÀ DEGLI ORGANISMI VIVENTI

Viandante: Sono curioso. Mi dica, prego.

Joker: Ripeto, è una congettura. Ma è necessaria una premessa alla larga. Da Darwin in poi l’evoluzione è interpretata come un continuo rimaneggiamento e bilanciamento fra mutazioni genotipiche e adattamento fenotipico. La spinta alla nutrizione e alla riproduzione degli esseri viventi si è fissata nel comportamento con estrema precisione. Un esempio è offerto dal sonno invernale e dal risveglio  in primavera degli animali che cadono in letargo. Ma anche vediamo gli esempi nel mondo vegetale: i frutti di stagione, i fiori, le viole a marzo, le rose a maggio. Si potrebbe pensare che questi comportamenti siano fissati nel genoma, come tutte le funzioni vitali e regolati da specifici geni.

Viandante: Lei è anche un genetista?

Joker: No. Infatti, come le ho detto, sono un joker dilettante, un giullare che gioca su ipotesi bizzarre. Ma forse non del tutto sconclusionate. Provo a tornare alla sua domanda: quando questa pandemia finirà? Perché che finisca è sicuro, come è accaduto per tutte le pandemie della storia.

Viandante: Quindi?

Joker: Pensiamo all’influenza che ci ha propinato la pandemia che più a COVID-19 si avvicina: la “spagnola”, che 100 anni fa esatti aveva fatto almeno 80-70 milioni di morti. Da allora ogni anno un’epidemia di influenza ritorna ma ancora non sappiamo perché sia “stagionale”, così come sono stagionali molti virus respiratori, fra cui altri coronavirus che provocano semplici raffreddori o “sindromi simil-influenzali” (di cui non ci occupiamo perché sono virus benigni). La teoria più accreditata per spiegare questi eventi ciclici si basa su criteri immunologici: quando la più parte della popolazione è immunizzata, l’epidemia si spegne e si ripresenta quando la popolazione torna a essere suscettibile. 

Viandante: E lei non pensa che questa spiegazione sia valida?

Joker: A proposito vi è qualche dubbio. Anche il trattato di Mandell, Douglas e Bennet (la «bibbia» degli infettivologi) fa notare che sovente l’epidemia cessa prima che si esaurisca il serbatoio di persone suscettibili. Come se fossero più necessarie e sufficienti per il suo mantenimento una serie di condizioni ambientali favorevoli, quali si realizzano in Novembre-Aprile nell’emisfero Nord e in Maggio-Ottobre nell’emisfero Sud. E viceversa che il viraggio di queste situazioni ne condizioni la scomparsa. La pandemia COVID-19 si è diffusa da Novembre nell’emisfero Nord (Cina, Europa, USA) e poi ora in Brasile, Sud-Africa e India, dove sta arrivando l’autunno.

Viandante: È per questo che i vaccini specifici per l’emisfero Nord si tarano sui ceppi che hanno circolato nell’emisfero Sud la stagione precedente?

Joker: Verissimo, ma resta un quesito tuttora irrisolto.

LETARGO DEL VIRUS

Viandante: Non mi lasci sulle spine…

Joker: Dove «si rifugia» il virus influenzale nei nostri mesi estivi per riemergere da noi all’inverno successivo? Sempre citando la «bibbia» degli infettivologi, questo è tuttora ignoto. Si è pensato a un serbatoio animale, che peraltro non è mai stato trovato e comunque non ne spiegherebbe la scomparsa «stagionale» nella popolazione umana. Si potrebbe pensare che il virus si mantiene nascosto, in soggetti asintomatici. E questo si potrebbe verificare effettuando test virologici di massa nella popolazione d’estate. Resta comunque da spiegare perché un virus possa dare malattia d’inverno e solo infezione asintomatica in estate.

Viandante: Come se andasse «in letargo» ?

Joker: Di fatto potrebbe ricordare il letargo ad esempio di orsi, tassi e scoiattoli che, dopo essersi abbondantemente pasciuti in estate, riducono al minimo il loro metabolismo e le loro attività e sprofondano nel sonno in inverno. E a proposito di letargo, la stessa Enciclopedia Treccani non dice di più, se non che il letargo è ereditario ma non se ne conosce la causa.

Viandante: Arriviamo al dunque professore. Ipotizza un letargo del virus?

Joker: Le ricordo che sta parlando ancora il joker. Non è assurdo ipotizzare qualcosa del genere. Il virus regolato da un gene che si esprime in inverno ed è represso in estate. In fondo il virus ha un suo patrimonio genetico, RNA, e potrebbe destinare un gene a esprimere o reprimere la sua attività replicativa. Ovviamente è tutto da dimostrare, ma può essere più facile trovare un ipotetico «gene letargo» in un genoma così semplice anziché nel genoma enormemente più complesso di un mammifero, di un vertebrato.

COME «SILENZIARE» IL VIRUS COVID-19

Viandante: Quindi lei indica una via alla ricerca dei genetisti! Ma, ammesso che questa bizzarra ipotesi potesse essere dimostrata, che valore pratico potrebbe avere?

Joker: Se si dimostrasse, se si individuasse un tale gene, tutto questo potrebbe avere una notevole importanza. Perfino consentire di disegnare al computer farmaci e vaccini diretti a «silenziare» il virus, privandolo della sua virulenza. Nel nostro organismo convivono milioni, forse miliardi, di virus: sarebbe semplicemente un «commensale» in più.

Viandante: Tornando al COVID-19, possiamo pensare che l’esistenza di un gene capace di mettere a dormire (in latenza) il coronavirus farebbe terminare questa maledetta pandemia?

Joker: Si. Penso che potrebbe ridurre SARS-COV-2 a uno dei tanti virus respiratori stagionali responsabili di sindromi simil-influenzali. E non obbligarci a convivere con un virus patogeno e potenzialmente letale, come avviene nel caso di HIV.

Viandante: In tal caso non resta che attendere questa estate 2020 per vedere realizzato questo scenario.

Joker: Forse, ma nel caso delle pandemie il numero dei contatti è a livello globale e così elevato che la trasmissione può continuare uno o due anni anche fuori dalla stagione tipica. La «spagnola» è durata dalla fine del 1917 al 1919 prima di «stagionalizzarsi». Temo che potrebbe essere così anche per COVID-19.

Viandante: Ho capito. Quindi, dopo avermi coinvolto nelle sue disquisizioni sui massimi sistemi, alla fine lei conclude, come tutti, che per quest’anno ci toccherà convivere con COVID-19.

Infettivologo: Vedremo. Intanto quella che in marzo era una tempesta, oggi gradualmente è diventata una pioggia sempre meno intensa.

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CHI È IL PROFESSOR GIAMPIERO CAROSI (Curriculum)

Sandro Addario

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