Il cambio dei capi delle Forze Armate 2021 sullo sfondo del caso Piacenza

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il comandante generale dei Carabinieri Giovanni Nistri
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il comandante generale dei Carabinieri Giovanni Nistri

ROMA – Cosa c’entra il caso Piacenza con le nomine ai vertici delle Forze Armate previste per il 2021? Nulla, apparentemente nulla direbbero tutti. Siamo proprio sicuri? Il 16 gennaio 2021 (tra meno di sei mesi) è in scadenza il mandato triennale, al momento non rinnovabile per legge, del comandante generale dei Carabinieri Giovanni Nistri. Il 27 febbraio stessa situazione per il capo di Stato Maggiore dell’Esercito Salvatore Farina. Il 31 ottobre toccherà all’Aeronautica cambiare capo di Stato Maggiore, quando il generale Alberto Rosso concluderà il suo triennio. 

Pochi giorni dopo, il 6 novembre, il generale dell’Aeronautica Enzo Vecciarelli terminerà il suo triennale (e ambitissimo) incarico di capo di stato maggiore della Difesa, che – sulla carta – dovrebbe passare per rotazione alla Marina. Un’alternanza che da sempre ha riguardato le tre storiche Forze armate (Esercito, Marina, Aeronautica) e dalla quale sono rimasti esclusi i Carabinieri, elevati al “rango” di Forza armata solo nel 2000 dopo aver ottenuto la propria autonomia dall’Esercito, di cui fino ad allora facevano parte.

Con una certa ricorrenza, in questi 20 anni, è spuntata fuori l’ipotesi di far entrare un carabiniere nella rotazione al ruolo di capo di Stato maggiore della Difesa. Non se n’è mai fatto niente, prima di tutto per mancanza di una normativa ad hoc, ma soprattutto perché nessun governo pro-tempore si è finora sentito di nominare il comandante di una forza di polizia al massimo vertice della gerarchia militare dello Stato.

In una foto del novembre 2018 il capo dello Stato Mattarella con i capi di Stato maggiore delle Forze Armate e il comandante dei Carabinieri Nistri
In una foto del novembre 2018 il capo dello Stato Mattarella con i capi di Stato maggiore delle Forze Armate e il comandante dei Carabinieri Nistri

LE STRANE COINCIDENZE 

Si, ma – continuerebbero a dire in tanti – che c’entra tutto questo con il caso Piacenza di questi giorni e con l’illegale comportamento di alcuni militari di una caserma dei Carabinieri, messa sotto sequestro dalla magistratura per la prima volta in 206 anni di storia dell’Arma? Forse ancora nulla, ma ci sono alcune strane coincidenze che non vanno dimenticate. 

Sarà un caso, ma puntualmente negli ultimi anni – proprio in prossimità della fine del mandato di alcuni numero 1 di una forza armata – è spuntata una grana che ha messo in ombra la figura del «capo» uscente. Accuse o contestazioni più o meno gravi, con l’effetto di essere dirompenti sul momento ma poi passare lentamente nel generale oblio e in prevalenza dimostrarsi inconsistenti.

Ne furono protagonisti (qualcuno li chiamerebbe vittime) il generale Pasquale Preziosa, capo di stato maggiore dell’Aeronautica (2013-2016) e in pista per diventare capo della Difesa, finito sotto inchiesta con l’accusa di aver fatto pressioni per ostacolare la carriera di un altro generale. Fu definitivamente prosciolto nel 2018, due anni dopo aver lasciato l’Arma azzurra. 

Sorte analoga quella dell’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, capo di stato maggiore della Marina (2013-2016) e potenziale capo della Protezione civile. Fu indagato a pochi mesi dalla fine del suo mandato in Marina dalla procura di Potenza per traffico di influenze e concorso in abuso d’ufficio nel filone siciliano dell’inchiesta sul petrolio lucano. L’inchiesta su di lui venne archiviata nel 2017, quando De Giorgi aveva già lasciato la Marina. 

Più rumore hanno fatto a suo tempo le indagini sul comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette (2015-2018), accusato di rivelazione di segreto d’ufficio nella vicenda Consip, dopo 47 anni di impeccabile carriera nell’Arma. Le prime notizie uscirono nel dicembre 2016, guadagnando le prime pagine della stampa. Nel gennaio 2018 il passaggio di consegne al suo successore Giovanni Nistri alla guida dell’Arma alla regolare scadenza del mandato. Solo nell’ottobre 2019 arriva il rinvio a giudizio per Del Sette, che ha sempre detto di «aver fatto solo il mio dovere». La sua vicenda giudiziaria, ora stralciata da quella di altri imputati a diverso titolo, non è ancora conclusa. 

Più di recente (Operazione Minerva della Squadra mobile di Roma del luglio 2020) ci sono indagini della magistratura su presunti appalti truccati per forniture alle Forze Armate, che riguardano anche appartenenti ad Esercito ed Aeronautica. Del febbraio 2020 invece un’indagine della Finanza relativa ad appalti per l’Arsenale di Taranto vede coinvolti due ufficiali della Marina. Inchieste che comunque vedono in ogni caso le tre forze armate come parti lese e che ne non coinvolgono i vertici. Ma che naturalmente era meglio non ci fossero state. 

IL CASO PIACENZA E IL GENERALE NISTRI

È certamente una brutta storia quella della Caserma della Stazione Levante dei Carabinieri a Piacenza. Non sappiamo l’esito giudiziario che potrà avere l’inchiesta. Si sa solo che è giunta subito a sentenza definitiva in via mediatica, senza neppure iniziare un processo, con buona pace del principio costituzionale della presunzione di innocenza. È qualcosa che comunque non doveva succedere. Non solo per le gravi responsabilità (qualora provate) dei singoli accusati, ma soprattutto perché contribuisce a minare la credibilità di una delle istituzioni più forti dello Stato. E per questo, nonostante tante parole di apprezzamento, istituzione meno «gradita» al potere politico del momento. Qualunque esso sia. Se l’obiettivo è disarmare “moralmente” le forze di polizia, la strada è questa: prendere un’assurda vicenda locale per scopi e strumentalizzazioni ben più lungimiranti. Il resto viene da sé.

Non sfugge neppure che negli ultimi tempi stava correndo la voce di proroga di un anno del Comandante generale Nistri. Un’ipotesi tutta da confermare, anche perché ci vorrebbe una nuova legge ad hoc, che comunque dovrebbe riguardare per «par condicio» anche i vertici della Difesa e delle altre Forze armate. Ma intanto il caso Piacenza non aiuta, almeno al momento, la posizione di Nistri, al quale peraltro non può essere mosso alcun rilievo giuridico personale.

Da parte sua lo stesso generale Nistri aveva recentemente affermato in occasione del 206° anniversario dell’Arma dei Carabinieri: «non c’è distanza sociale che possa tenerci lontani dalla nostra gente. Non c’è una mascherina che ci impedirà di sorriderle, né altro, qualsivoglia d’altro, che sia capace di distoglierci dai nostri doveri nei confronti della Nazione». Nessuno sa cosa volesse dire con quel «qualsivoglia d’altro», ma poteva anche essere interpretato come un chiarimento, se ce ne fosse bisogno, che l’Arma è e resta fedele solo allo Stato. 

«IMMOBILE SOTTOPOSTO A SEQUESTRO PENALE»

È il 5 giugno 2020. Venti giorni dopo si insedia a Piacenza il nuovo procuratore capo Grazia Pradella, un magistrato di lunga esperienza designato a quel ruolo all’unanimità dalla 5ª Commissione del Csm ai primi di maggio. In un mese il neo procuratore tira fuori e pubblicizza un’indagine contro una caserma dei Carabinieri, che non era certo partita il giorno prima ma veniva da lontano. Non solo fa arrestare giustamente i presunti responsabili, che sembra operassero da anni ai margini e oltre la legalità senza che nessuno (catena di comando e magistratura) intervenisse. Ma – per la prima volta nella storia – un magistrato fa mettere i sigilli ad una caserma dei Carabinieri. Sigilli che a distanza di sei giorni (mentre scriviamo) sono ancora lì.

Ogni giorno di chiusura – con tanto di cartello della Guardia di Finanza «immobile sottoposto a sequestro penale» – è una penalizzazione in più non tanto verso gli accusati, ma verso l’Arma dei Carabinieri e la percezione di sicurezza del cittadino. La fretta di riaprire la caserma al pubblico non sembra però esserci.

Il cartello del sequestro penale esposto fuori della caserma dei Carabinieri Levante a Piacenza
Il cartello del sequestro penale esposto fuori della caserma dei Carabinieri Levante a Piacenza

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Sandro Addario

Sandro Addario

Commenti (2)

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    Alexandre Berthier

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    Complimenti, un intervento puntuale, accurato, documentato e assolutamente ben motivato! Certo chi ha fissato la permanenza di tre anni per i vertici delle FFAA, intelligence, Carabinieri e Gdf (non per il capo della Polizia – direttore del dipartimento della PS) ha avuto a base due principi: distribuire cariche e benefit al maggior numero possibile di “amici” ed impedirne al contempo qualsiasi attività strategica e seriamente riformatrice! Quindi ipotesi di proroghe destinate ad estendersi a macchia d’olio possono indurre in tentazione chi ambisce a subentrare ai vertici de quo. E questi in argomento sono terreni delicati e a volte pure pericolosi….

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    Vincenzo Villani

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    Pessimo articolo. Porre in relazione i gravi fatti di Piacenza con la rotazione delle nomine, adombrando l’operato della Procura nel sequestro della caserma quando Lei sa bene che Peppe Montella aveva scoperto le microspie e l’immobile (come emerge dalle intercettazioni) era diventato la base operativa alla “Gomorra”, è un insulto all’intelligenza del lettore informato. Quando ho capito il taglio ho proseguito la lettura fino all’ultimo per onestà intellettuale. Ma il suo articolo meriterebbe di non essere letto.

    Risposta di OsservatoreLibero.it : Ogni commento, anche critico come il suo, ha diritto a essere letto. Circa il nostro articolo rispettiamo la sua opinione, come ci chiede l’art. 21 della Costituzione, anche se probabilmente non è condivisa dagli oltre 15.000 lettori che lo hanno visualizzato.

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