Rosso: Aeronautica militare, una risorsa che non può invecchiare

Generale di Squadra Aerea Alberto Rosso, capo di Stato Maggiore di Aeronautica Militare
Generale di Squadra Aerea Alberto Rosso, capo di Stato Maggiore di Aeronautica Militare dal 31 ottobre 2018

FIRENZE – Generale Rosso, lei ha appena compiuto due anni alla guida dell’ Aeronautica Militare. È tempo di bilanci. Cosa vede nel presente e nel futuro dell’Arma Azzurra?

«Mi faccia dire intanto che questi due anni sono davvero passati ad una velocità incredibile. All’orgoglio di ricoprire un così importante ruolo di vertice, si abbina la soddisfazione per come l’Aeronautica Militare – insieme alle altre Istituzioni – abbia continuato a svolgere le sue molteplici funzioni al servizio del Paese. Ancora di più, in mezzo alle tante difficoltà di emergenza sanitaria di questi ultimi mesi, come abbia fornito un supporto determinante e tempestivo per aiutare la popolazione, contribuendo letteralmente a salvare vite umane. È una soddisfazione grandissima».

Un lavoro quasi sempre silenzioso ma costante

«È una caratteristica di chi opera nelle Istituzioni. Senza clamori, senza proclami. Si serve il Paese. Dove, come, quando serve. E nel modo migliore. L’emergenza Covid-19 lo ha dimostrato. Dal rimpatrio di tantissimi connazionali all’insorgere dell’emergenza sanitaria, ma anche al trasporto di persone malate da una regione all’altra per alleviare il sovraffollamento di alcuni ospedali. L’Aeronautica militare ha – tra l’altro – realizzato respiratori e valvole che sono tuttora utilizzate negli ospedali per proteggere personale medico. L’elenco potrebbe durare a lungo, ma non siamo qui per fare autoreferenza. Non è nel nostro carattere». 

Il generale Alberto Rosso, capo di Stato Maggiore dell’Arma Azzurra, è alla Scuola Militare Aeronautica «Giulio Douhet» di Firenze, dove ha appena assistito al battesimo del Corso Rigel e al giuramento di 44 giovanissimi allievi delle ultime tre classi di liceo classico e scientifico. Dopo la Douhet, saranno liberi di tornare alla vita civile o partecipare ad uno dei concorsi per le diverse Accademie Militari. Ed è naturale che Aeronautica Militare strizzi loro l’occhio. 

Generale Rosso, il personale è uno dei pilastri della vostra organizzazione

«Naturalmente, insieme alla componente mezzi e alle infrastrutture. Un tris che deve procedere alla stessa velocità di ammodernamento e di ricambio».  

Il personale dell’Aeronautica «invecchia»?

«Non può essere diversamente. Il problema è che non c’è ricambio adeguato. Proprio alcuni giorni fa sono stato ascoltato in audizione alla Commissione Difesa della Camera dei Deputati. In quella sede ho ricordato, tra l’altro, che rispetto allo scorso anno l’età media della Forza Armata è passata da 42,4 anni a 44 anni. Praticamente un invecchiamento di oltre un anno e mezzo in un solo anno. Un trend destinato a proseguire e temo a peggiorare».

Il generale Rosso durante l'Intervista
Il generale Rosso durante l’intervista a Firenze

Si potrebbe definire un «calo di vocazione» nei giovani?

«Tutt’altro. L’ho appena visto, nonostante le mascherine, negli occhi degli allievi della Douhet. L’invecchiamento non è dovuto al fatto che meno giovani vogliono arruolarsi. È una necessità dettata dalle leggi dove la riduzione del numero delle forze armate si ottiene riducendo purtroppo l’arruolamento». 

Si riferisce alla legge 224 del 2012, quella sulla revisione dello strumento militare in senso riduttivo?

«Esattamente. Fermi gli obiettivi, sarebbe però opportuno ripensarne almeno tempi e modalità, perché l’epoca di attuazione di quella norma (il 2024) è decisamente non più realistica. Non va dimenticato che il rischio è una perdita di capacità operativa, che non ci possiamo permettere. Sappiamo bene che il problema riguarda tutte le Forze Armate, ma in Aeronautica è avvertito in modo particolare».

Quanto «pesa» la formazione sull’operatività del personale? 

«Le dico solo che occorrono in media 7 anni per formare un pilota militare pronto all’impiego. Servono almeno da 3 a 5 anni per qualificare un operatore di bordo, responsabile del corretto impiego di sistemi come radar o apparati di guerra elettronica. Sono solo alcuni esempi. Per questo Aeronautica Militare necessita di personale stabile, con una ferma idonea a valorizzare almeno l’investimento fatto in termini di formazione così altamente specializzata». 

Anche la Scuola Douhet può essere un buon «vivaio» per il futuro dell’Aeronautica? 

«Non possiamo ancora sapere cosa questi ragazzi decideranno per il loro futuro. Cercare di restare nelle Forze Armate o tornare alla vita civile. Quello di cui siamo certi è che ci impegniamo a fornire loro una formazione etica e morale, prima ancora che didattica. Quanto più investiamo in questo settore, più possiamo essere ottimisti sul futuro dell’Italia. La professionalità è determinante ma non basta. Ci vuole anche la passione e la generosità, che forse sono davvero la forza più importante del nostro popolo». 

Allievi del corso Rigel alla Scuola Militare Aeronautica Douhet
Allievi del corso Rigel alla Scuola Militare Aeronautica Douhet

APPROFONDIMENTO

Riportiamo qui il video (presente su YouTube) dell’audizione del Generale S.A. Alberto Rosso, capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, davanti alla IV Commissione Difesa il 20 ottobre 2020 «in ordine agli sviluppi dell’attività della Forza Armata, anche con riferimento alle esigenze operative indotte dall’emergenza».

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Sandro Addario

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