Viola: «Il Covid-19 favorisce la criminalità organizzata»

Procuratore generale Marcello Viola
Procuratore generale Marcello Viola

FIRENZE – In un’aula del Palazzo di Giustizia di Firenze per la prima volta senza il pubblico delle grandi occasioni, si è svolta sabato 30 gennaio l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2021. L’emergenza sanitaria porta anche a questo. 

Solo 12 i partecipanti. Il presidente vicario della Corte d’Appello Alessandro Nencini, con 4 giudici e il cancelliere. Il procuratore generale Marcello Viola con l’avvocato generale Fabio Maria Gliozzi. In rappresentanza del ministro della Giustizia è presente il magistrato Barbara Fabbrini, capo del Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria e figlia del non dimenticato professor Fabrizio Fabbrini, docente di diritto romano scomparso nel 2019. Per il Consiglio superiore della Magistratura partecipa il consigliere Loredana Micciché. Per l’Ordine degli Avvocati di Firenze parla il presidente Giampiero Cassi

Tutti gli altri, autorità e cittadini, seguono l’evento online grazie alla diretta streaming realizzato da Giustiziawebtv, con punte di partecipazione di oltre 160 persone. La cerimonia inizia alle 10,40 e termina alle 12,03 quando il presidente Nencini dichiara ufficialmente aperto l’anno giudiziario 2021. 

Alessandro Nencini, presidente vicario della Corte d'Appello di Firenze
Alessandro Nencini, presidente vicario della Corte d’Appello di Firenze

Nencini: «Non bastano le Pec..»

Parla a braccio il presidente Nencini, che occupa in funzione vicaria il vertice della Corte d’Appello toscana, dopo che la presidente Margherita Cassano (citata e ringraziata da tutti per il suo impegno) nel luglio 2020 è stata chiamata a Roma all’ancora più importante ruolo di presidente aggiunto della Suprema Corte di Cassazione. 

«L’emergenza Covid – dice tra l’altro Nencini (rimandando la relazione annuale a quanto viene pubblicato sul sito web della Corte) – ha trovato un sistema giudiziario a due velocità. Il giudizio civile che, da parte sua, aveva già trovato da tempo un suo assetto nella gestione da remoto. Il giudizio penale fermo sulla cartolarità e sullo svolgimento in presenza. L’alternativa era chiudere o reinventarsi un nuovo sistema». 

«Grazie allo straordinario sforzo di tutti i colleghi, il sistema giudiziario toscano non solo è sopravvissuto ma ha potuto funzionare, contenendo in percentuali accettabili la flessione del servizio dovuta alla pandemia». Ma attenzione. Le cure introdotte a livello nazionale per il processo penale «rischiano di ammazzare il malato» o meglio «gli adempimenti di cancelleria stanno affossando le cancellerie penali». «Non si può andare avanti solo con le Pec – tuona Nencini – non può esistere un processo da remoto se non si immagina un fascicolo virtuale in cui le parti dialoghino».

«L’indipendenza del giudice non si ottiene per decreto legge»

Rivolgendosi poi idealmente ai 360 nuovi magistrati che a breve sceglieranno le loro sedi, Nencini rivolge loro l’augurio di esercitare la loro funzione «con la dignità e la libertà conferite dall’essere indipendenti». «L’indipendenza – precisa – non è qualcosa che si ottiene per decreto legge. È dentro di noi, nel modo con cui ci rapportiamo con i colleghi, con l’utenza, con il personale amministrativo. Senza indipendenza non c’è giudice».  

Qui (in anteprima) la relazione completa del Presidente Vicario della Corte d’Appello Alessandro Nencini

Viola: «I clan all’attacco»

«I clan cercano di sfruttare – sottolinea il procuratore generale Viola – la crisi e l’emergenza da coronavirus (che è anche emergenza   economica  e   sociale) per infiltrarsi ulteriormente nel tessuto economico delle Regioni. A forte rischio di inquinamento è da ritenersi pure la Toscana, per l’importanza e le dimensioni del suo apparato economico e produttivo, che costituisce terreno ideale per il reinvestimento di ingenti somme di denaro di provenienza illecita».  

«Se è vero  – aggiunge Viola – che  la cultura mafiosa non è riuscita a contaminare il tessuto  sociale della Toscana, si  registra nondimeno la  continua emersione di spunti investigativi  che vedono la presenza di appartenenti a Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra operare in Toscana in concorso con elementi del luogo, a dimostrazione della forte liquidità di cui tali soggetti dispongono e della capacità attrattiva e corruttiva che tali disponibilità comportano». 

Si aprono «spazi  smisurati alle organizzazioni criminali e dalle strategie di aggressione alle realtà imprenditoriali sane,  spesso finalizzate – è il  caso dei prestiti  usurari  e della   partecipazione  al  capitale   sociale  – alla   progressiva acquisizione delle aziende».

Usura sommersa

L’usura in particolare è preoccupante perché, nonostante la diminuzione (34%) di nuovi procedimenti per questo reato, il fenomeno diventa sempre più «sommerso». «L’accertamento del reato di usura – sottolinea Viola – urta spesso contro l’atteggiamento delle vittime. Queste preferiscono sottomettersi alle pretese usurarie, piuttosto che denunciarne gli autori, temendo di perdere la possibilità di potersi avvalere del ricorso   a tale   forma di  credito   nel   caso  di eventuali ulteriori necessità». Un rapporto patologico tra vittima carnefice, non solo per intimidazioni e minacce, ma «nella convinzione, frequente tra gli usurati, di non avere altra scelta se non quella di ricorrere all’aiuto dell’usuraio».

SCARICA QUI:

Cassi ironizza sull’avvocato Conte

Nel suo intervento di saluto, il presidente dell’Ordine degli avvocati di Firenze Giampiero Cassi, pur apprezzando la reciproca collaborazione a Firenze tra magistratura e avvocatura, non lesina – tra l’altro – un riferimento al governo sul tema del diritto di difesa.

«Siamo lieti – dice Cassi – che il Presidente del Consiglio (attualmente dimissionario) si sia compiaciuto di rappresentarsi pubblicamente quale ‘avvocato del popolo’, dando con ciò grande rilievo al ruolo del difensore. Ma per sua fortuna non esiste un Tribunale dinanzi al quale egli possa o debba svolgere tale sua conclamata funzione, perché, con le norme preannunciate dal suo Governo, incontrerebbe non poche difficoltà». 

«Noi che la professione di avvocato vorremmo continuare ad esercitarla sul serio – sottolinea il presidente dell’ordine – ci accontenteremmo, molto più semplicemente, di poter svolgere con pienezza la nostra attività di difensori per la tutela dei singoli cittadini che ci chiedono assistenza.  Senza dover subire disposizioni processuali che, non assicurando realmente, in alcun modo, una maggiore efficienza e/o una riduzione dei tempi dei giudizi, si traducono in una mera compressione delle possibilità di svolgere un’adeguata difesa».

Scarica qui l’intervento integrale del Presidente dell’ordine degli avvocati Giampiero Cassi

IL VIDEO DELLA CERIMONIA

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Sandro Addario

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