Nave Vespucci 2022, nasce il Corso Aghenor dell’Accademia Navale

Nave Vespucci in sosta nel porto maltese di La Valletta
Nave Vespucci in sosta nel porto maltese di La Valletta

LA VALLETTA (MALTA) – Dopo 11 anni Nave Vespucci è tornata a Malta il 26 agosto, con una importante novità. I 143 allievi imbarcati non sono più genericamente indicati come la «1ª classe» dell’Accademia Navale ma da pochi giorni hanno dato un nome al loro Corso che li legherà per tutta la vita, indipendentemente dal loro futuro e dalle rispettive carriere. 

Durante un tradizionale «conclave» di due giorni e mezzo in un locale della nave (la «terza squadra» dove normalmente alloggiano solo 35 persone), i 143 allievi hanno scelto nome, motto, bandiera e «urlo» del loro Corso Aghenor. Lo hanno gridato al mare, durante la navigazione tra Cadice e Trapani, in una delle ultime fasi della campagna d’istruzione 2022, che si concluderà il 23 settembre a Livorno. Prima del rientro in Accademia, gli allievi del Corso Aghenor sbarcheranno temporaneamente a Taranto il 3 settembre per affrontare un’ulteriore impegnativo addestramento di 10 giorni con la Brigata Marina San Marco.

Ne abbiamo parlato con il Comandante del Vespucci, capitano di vascello Massimiliano Siragusa, a margine della firma del gemellaggio tra le città di Valletta e Cortona, ospitato a bordo del leggendario vascello italiano, alla presenza degli ambasciatori italiano a Malta Fabrizio Romano e maltese in Italia Carmel Vassallo. «Perché il Vespucci non è solo una nave scuola – precisa da subito Siragusa – ma è anche un’ambasciata galleggiante nei mari di tutto il mondo». 

CORSO AGHENOR

Comandante, perché il nome Aghenor al nuovo corso? «Gli allievi hanno individuato una divinità greca (Agenore), figlio di Poseidone re del mare e progenitore di Europa e di Minosse. Dalla sua stirpe ebbero origine i popoli fenici e micenei che nella storia furono i primi a capire l’importanza della navigazione e dei commerci via mare». 

Una scelta pertinente dunque. «Non solo ma è stato anche un opportuno esercizio di gestione dei conflitti e di negoziazione per mettersi d’accordo e cercare un nome che li identifichi. Una sintesi ideale di quello che gli allievi hanno provato nel loro primo anno di Accademia e durante la campagna di istruzione qui sul Vespucci». 

Anche lei comandante Siragusa ha iniziato la sua carriera in Marina così. «Esattamente 30 anni fa ero un di loro, nel corso Daimonos». Non sarà rimasto impassibile vedendoli salire a bordo la prima volta. «Assolutamente no. Mi fa piacere confrontarmi con loro, ascoltare le loro idee, raccontare anche un po’ della mia storia in Marina. Parte delle attività è anche l’addestramento alle pubbliche relazioni, tra cui l’impegno di venire ogni tanto a pranzo con il Comandante. Li vedo molto curiosi, motivati. Penso che daranno un bel futuro alla nostra Marina». 

PERCHÉ A 20 ANNI HANNO SCELTO LA MARINA 

«Buonasera, sono l’allievo della 1ª classe Stato Maggiore Luca Zambetti». «Io sono l’allievo della 1ª classe Genio Navale Claudio Messina». Così si presentano, dopo che il comandante Siragusa si è allontanato, due giovanotti di 20 e 23 anni originari rispettivamente di Bitonto (Ba) e di Acireale (Ct), impeccabili nella loro uniforme storica dove ancora per poco è spillato il numero 1 del primo anno. Dal 22 settembre a Portoferraio lascerà il posto all’agognato numero 2 del secondo anno. Sono autorizzati dallo stesso Comandante a scambiare qualche impressione con il giornalista, al quale prima chiedono il permesso di sedersi. In Accademia si impara anche questo. 

PARLA IL CAPO CORSO CHE SOGNA DI DIVENTARE PILOTA

Zambetti è il capo classe, ora capo Corso Aghenor. Un incarico molto impegnativo. «Occorre saper ascoltare le opinioni dei colleghi, il loro punto di vista, ma essere in grado – quando c’è bisogno – di saper dare anche direttive. Non è sempre facile darle a un collega che ha la tua stessa età. Bisogna riuscire a porsi nella maniera più intelligente e corretta possibile nei confronti dell’altro. Il capo corso non dà comandi ma neppure chiede un favore. Deve coordinare un gruppo di altre persone simili a lui, sulla base di quello che gli viene indicato dai livelli gerarchici superiori». 

Inevitabile la domanda classica. Perché Zambetti ha scelto la Marina? Forse perché la Puglia è la regione che dà più marinai all’Italia? «Ce la giochiamo con la Sicilia» risponde sorridendo il giovane allievo di Bitonto, che precisa «non ho familiari in Marina, ma durante lo Scientifico mi sono appassionato all’aviazione navale. Ho poi scoperto nella Marina tanti ambiti lavorativi interessanti, tanto da avere quasi l’imbarazzo della scelta. La strada non sarà né facile né breve ma spero di poter arrivare un giorno ad essere pilota di volo operativo». 

DALLA SAPIENZA ALL’ACCADEMIA NAVALE

Claudio Messina ha scelto invece il Genio Navale. Da ufficiale sarà imbarcato sulle unità della Marina dove dovrà occuparsi in particolare dello scafo, della propulsione, dei sistemi di sicurezza a bordo. «Ho frequentato ingegneria aerospaziale alla Sapienza a Roma, mi mancavano quattro esami alla laurea triennale. Ma mi sono accorto che volevo qualcosa in più rispetto alla possibilità di diventare ingegnere civile. Così ho tentato il concorso in Accademia Navale. Sono contento di esserci riuscito al primo tentativo. Potrò continuare il percorso di ingegneria però con quel qualcosa in più che cercavo». 

Un consiglio dai cadetti del corso Aghenor a tanti coetanei ancora in cerca di un futuro? Zambetti e Messina non hanno dubbi. «Impegno, costanza, volontà di raggiungere un obiettivo sono le chiavi del successo. Anche se va male una prova, non abbattersi. Se ci si impegna, alla fine si raggiungono sempre i propri obiettivi». Non a caso, poco distante a centro nave del Vespucci, campeggia il motto leonardesco: «Non chi comincia ma quel che persevera». A buon intenditore. 

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28 Agosto 2022

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Sandro Addario

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