In un libro del generale Nistri il dovere silenzioso di servire lo Stato

ROMA – A chi potrà mai interessare la vita professionale di un carabiniere che, pur congedatosi da Comandante Generale, non ha «compiuto azioni eclatanti, né arrestato superlatitanti, né tanto meno lanciato sui social polemiche velenose nei confronti del Potere»? Comincia così, tra lo scherno e l’autoironia, il libro «Ho servito lo Stato» (Neri Pozza editore 2025) che il generale di corpo d’armata Giovanni Nistri, giornalista pubblicista da venti anni, ha appena finito di scrivere.
Cinquant’anni con le stellette. Dal primo anno della Scuola Militare Nunziatella nel 1970 fino al massimo vertice dell’Arma, che ha lasciato il 15 gennaio 2021. All’uscita dal Comando Generale riceve «il trombetto con drappella, che il trombettiere aveva appena riposto, dopo aver suonato l’ordine di riposo» alla guardia schierata in grande uniforme speciale. «Una giornata umida e fredda – commenta Nistri – come talvolta capitano anche a Roma. Sarà stato per questo che avvertii un sintomo di raucedine, come un groppo in gola».
MEMORANDUM
Il saggio di Nistri, pur scritto e presentato come autobiografia, si rivela pagina dopo pagina non tanto un amarcord quanto un memorandum per chi continua a indossare la divisa dell’Arma. «Il carabiniere di sempre: umile, silenzioso servitore dello Stato». Un memorandum in punta di penna, discreto e sottile anche nella frequente ironia, da sempre una delle carte vincenti del generale. Chi lo conosce lo sa bene. Ma altrettanto diretto e senza sconti quando cita momenti e situazioni di particolare criticità. Difficili da dimenticare.
CANI E CARABINIERI
Come il caso del noto artista, poi archiviato in sede giudiziaria, che aveva definito in una canzone i carabinieri «infami» e «figli di cani». Tra quei «figli di cani» Nistri ricorda il maresciallo che porta la cena a due tossicodipendenti nella caserma di Urbino. Come il militare che dopo un’alluvione all’Isola d’Elba aiuta la sua famiglia a spalare fango solo durante la pausa pranzo in caserma. Come in un piccolo comune dell’Abruzzo (Nerito di Crognaleto) dopo terremoto e tempeste di neve, la locale stazione dei carabinieri-figli di cani ospita temporaneamente alcuni cittadini rimasti senza una casa agibile. Tra questi anziani deboli e un neonato. Come i due carabinieri che senza esitazione si tuffano nel gelido mare invernale di Riccione riuscendo a riportare a riva un giovane senza futuro che aveva fatto altre scelte. Un elenco che potrebbe essere senza fine. Racconti di vita quelli descritti dal generale, che possono far venire anche un groppo in gola al lettore più sensibile. Non per la raucedine.
Carabinieri «figli di cani»? Può essere, ironizza ancora una volta Nistri. I cani infatti sono noti per la loro fedeltà. Con una differenza però. Sono fedeli, anzi fedelissimi, «verso colui o colei che riconoscono come padrone e a cui si legano per sempre». «I carabinieri, uomini e donne, sono fedeli alla cittadinanza a favore della quale sono chiamati a prestare servizio. Sono fedeli a un’idea di Stato che sia comunità ancor prima che autorità».
IL CASO PIACENZA
Fu un colpo pesantissimo invece il «caso Piacenza», quando nel 2020 furono arrestati da un’altra forza di polizia i sei componenti di una stazione dei Carabinieri cittadina, accusati di gravi reati. L’autorità giudiziaria decise il sequestro dell’intera caserma. Un provvedimento mai preso nel passato in Italia. Nistri («è l’unico vero scoop di questo mio libro» scrive) dichiarò «a chi di dovere» la sua «disponibilità a dare le dimissioni, se ritenuto opportuno». Respinte. Il resto è cronaca. Ma serve all’autore per ribadire come «il buon nome dell’istituzione si salvaguarda con la trasparenza. Non con omissioni o silenzi. Questo dicevo perché in questo credevo e credo tuttora al pari della stragrande maggioranza degli uomini e delle donne dell’Arma. Ben oltre le cronache».
PRIMA FILA
Due ruoli apicali a Firenze (prima da comandante provinciale, quindi – dopo qualche anno – da comandante della Legione Toscana) lasciano il segno nel generale Nistri e spingono ad un’altra riflessione. Chiamiamola «a futura memoria». «In tutte le più importanti manifestazioni pubbliche ho avuto il privilegio di essere seduto in prima fila nel Salone de’ 500 (…) non perché fossi una persona straordinaria, un genio, un Padreterno in chissà quale materia. O un rampollo generato da nobili lombi. Ero in quella posizione perché indossavo la nostra divisa, perché rappresentavo l’Arma e i suoi valori, la sua funzione nella società».
«Firenze è Firenze – aggiunge Nistri ricordando quanto spesso ripetuto ai suoi carabinieri – ma ogni comune di Italia, grande o piccolo che sia, ha un proprio Salone de’ 500 non necessariamente spazioso né altrettanto prestigioso per magnificenza e storia ma fondamentale per quella cittadina di cui rappresenta il centro di riferimento. E in ogni piccolo grande salone di qualsiasi piccola grande comunità in prima fila siede uno di voi. Non tanto perché individualmente meritevoli, ma in quanto rappresentanti e garanti di una istituzione e della sua funzione pubblica. Questo vale per ogni carabiniere, qualsiasi grado rivesta, qualsiasi incarico ricopra. Motivo per cui nessuno è un numero né deve sentirsi tale».
TESTIMONIANZA
Numerosi e pieni di significato molti altri passaggi del libro, che il lettore scopre volta volta in un crescendo di attenzione. Testimonianze dirette come la sofferenza per le perdite di vite umane, militari e civili, vittime della morte «implacabile giocatrice di scacchi, che, prima o poi, dà sempre scacco matto». Al caso del vice brigadiere Mario Cerciello Rega, ucciso nel 2019 con undici coltellate e che ne ha rischiato una dodicesima postuma a causa di quello che Nistri chiama «fenomeno dilagante della disinformazione». Al prestigioso ma delicatissimo incarico di Direttore generale del Grande Progetto Pompei, per la messa in sicurezza del sito archeologico e la riqualificazione dell’area circostante. Un incarico affidato per la prima volta dal Governo ad un carabiniere. Un fatto che almeno all’inizio non ha trovato totale entusiasmo specie nella politica.
SINTESI
La sintesi del libro «Ho servito lo Stato»? Basterebbero le prime righe del primo capitolo. Parole pronunciate da Nistri al termine del saluto di commiato al momento del congedo. «E ora vi dico addio, perché la mia carriera è finita: evviva! Passano i generali ma non passa l’Arma, perché l’Arma è infinita come la Patria». Chi ha – o vuole avere – orecchi per intendere, capisce benissimo.
- Giovanni Nistri
- Ho servito lo Stato. Una vita nell’Arma
- Vicenza, Neri Pozza Editore, 2025
- Collana: I Colibrì – pp. 208
- ISBN: 9788854532731
NOTA: L’autore segnala che i proventi della vendita di sua spettanza saranno interamente devoluti a Onaomac (Opera Nazionale Assistenza Orfani dei Militari dell’Arma dei Carabinieri) e a Fuori dal nido ODV, Associazione di Volontariato pro disabili di Urbino

Tags: Carabinieri, Giovanni Nistri
Alessandro Gentili
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Caro Sandro, complimenti! Hai presentato questo Lavoro di Giovanni Nistri in modo encomiabile! Abbiamo conosciuto entrambi il Generale Nistri, io addirittura nel giorno in cui lui varcò il portone dell’Accademia Militare, precisamente incrociandoci sul Ponte dei Sospiri dove scambiammo qualche battuta…Ho appena ordinato il libro e sono impaziente di leggerlo.
Auguriamo al libro del chiarissimo Autore la migliore delle fortune!
Alessandro Gentili
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