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Arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli

Gambelli: la Chiesa non combatte nemici, ama persone

Arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli
Arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli

FIRENZE – «Celebrerò la Messa nella mattinata di Natale presso il carcere di Sollicciano». Parole dell’arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli, incontrando i giornalisti venerdì 19 dicembre per il tradizionale scambio di auguri alla vigilia di Natale 2025. «Voglio dare un segno di vicinanza, un messaggio di speranza. Una voce che ricordi l’importanza di essere sempre attenti agli ultimi, perché non possiamo vivere veramente nella pace senza un’attenzione alle persone che hanno sbagliato e che certamente devono pagare per le loro azioni. Ma che al tempo stesso hanno bisogno del nostro sostegno per essere veramente rieducate in maniera degna». 

NON CEDERE ALLA GLOBALIZZAZIONE DELL’IMPOTENZA

La presenza dell’arcivescovo Gambelli in Cattedrale a Firenze è confermata per la veglia e la messa notturna del 24 dicembre. La mattina seguente l’arcivescovo sarà alle 9.30 a Sollicciano, la casa circondariale di cui è stato cappellano e di cui conosce bene la realtà. «Bisogna interrogarci – ha aggiunto – su come possiamo cambiare questi luoghi. Non basta distruggere un carcere poi ricostruirlo uguale identico. La cosa importante è cambiare la nostra mentalità. Capire che se davvero noi dimentichiamo queste persone è come mettere la polvere sotto il tappeto e quindi disinteressarci della nostra società». 

L’arcivescovo Gambelli unisce memoria, speranza e metodo. Invita le comunità educative non cedere alla paura e alla «globalizzazione dell’impotenza». Vede nel Giubileo della Speranza e nel cammino sinodale una via per rinnovare le relazioni nella Chiesa e nella società. Cita l’eredità del nuovo umanesimo indicato da Papa Francesco a Firenze fino alla sintesi evocata da Papa Leone XIV: «La Chiesa di cui il mondo oggi ha bisogno è una Chiesa che non mette limiti nell’amore, che non ha nemici da combattere ma solo uomini e donne da amare».

ORA DI RELIGIONE A SCUOLA 

Rispondendo a una domanda di OsservatoreLibero.it sullo stato dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole di Firenze (città con un alto grado di studenti che «non si avvalgono» della facoltà di seguire la lezione ma di svolgere, in quell’ora settimanale, attività alternative proposte dalla scuola), Gambelli ricorda prima di tutto che l’ora di religione non è catechismo – che resta in parrocchia – ma un insegnamento culturale ed educativo riconosciuto dalla CEI. 

In Toscana – conferma Gambelli – il numero dei non avvalentisi resta elevato, ma la risposta non è tanto nelle statistiche. Conta anche la formazione degli insegnanti. Quando il docente vive il proprio ruolo come vocazione e missione, toccando temi sensibili con serietà, la sua presenza diventa preziosa per studenti, famiglie e colleghi in un tempo segnato da «emergenza educativa».

Da qui l’auspicio di Gambelli di maggiori alleanze tra scuola, famiglia, parrocchie, oratori e sport per offrire ai giovani riferimenti affidabili, sottraendoli alla superficialità dei social. Opportuno sarebbe anche evitare collocazioni penalizzanti (prima o ultima ora di lezione), ma ribadisce che l’arma decisiva resta il valore della proposta. «Il bello attira» sottolinea Gambelli. Un’ora di religione fatta bene diventa una risorsa per tutti, anche per chi non crede.

Arcivescovo Gambelli


Sandro Addario

Sandro Addario


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