
Economia della Toscana, Bankitalia: crescita modesta nel 2025

FIRENZE – Crescita debole, produttività stagnante e ritardi strutturali continuano a frenare l’economia della Toscana. È il quadro tracciato da Bankitalia nel rapporto annuale presentato a Firenze l’8 giugno 2026.
Nel 2025 il prodotto regionale è aumentato dello 0,4 per cento, contro lo 0,5 della media italiana. Una fase di crescita debole che si trascina dal periodo post-pandemia, con una dinamica del valore aggiunto (la creazione di ricchezza) inferiore rispetto al quadro nazionale.
Firenze in controtendenza sulla ricchezza prodotta
Analizzando il periodo 2019-2023, Bankitalia osserva che in quasi tutte le province toscane si registra una crescita di valore aggiunto, seppure moderata. Lucca in testa con +2,4 per cento medio annuo, Arezzo +1,8, Livorno +1,6, Grosseto +1,4 e Pisa +1,2. Firenze invece appare in netta controtendenza con un dato negativo pari a -0,7 per cento medio annuo, peggiore anche di Prato (-0,1) e Siena (-0,3). In totale +0,5 a livello Toscana, contro +1,3 del Centro Nord e +1,4 a livello nazionale. Un dato che emerge nel capitolo dedicato a crescita, produttività e innovazione e che Bankitalia collega soprattutto alla stagnazione della produttività e ai ritardi strutturali dell’economia regionale.

Export forte, ma non si trasforma in valore sul territorio
A frenare resta soprattutto il settore manifatturiero, anche se nella seconda parte dell’anno 2025 si sono registrati alcuni segnali di miglioramento. Le esportazioni hanno continuato a crescere con forza, trainate in particolare dai metalli preziosi e dalla farmaceutica, ma con effetti limitati sul valore aggiunto prodotto sul territorio.
Negli Stati Uniti le vendite farmaceutiche dalla Toscana sono aumentate sensibilmente. Bankitalia non lo evidenzia, ma è noto che su questo fronte un peso significativo è dato da due noti farmaci contro il diabete e l’obesità recentemente prodotti nello stabilimento di una multinazionale dell’area fiorentina.
Diminuite invece le vendite di comparti tradizionali come bevande e alimentare. Nel sistema moda il calo del fatturato si è attenuato grazie a una lieve ripresa della domanda estera, ma il settore resta lontano dai livelli precedenti alla crisi iniziata nel 2023.
Turismo e costruzioni tengono
Positivo invece l’andamento delle costruzioni, sostenute soprattutto dalle opere pubbliche e dagli investimenti legati al PNRR. L’edilizia privata resta più debole, pur beneficiando della ripresa del mercato immobiliare.
Nel turismo prosegue invece il cambiamento delle abitudini dei visitatori: le presenze nelle strutture tradizionali sono rimaste sostanzialmente stabili, mentre continua a crescere il fenomeno delle locazioni brevi, che ormai rappresentano quasi un quinto dei pernottamenti complessivi.
Occupazione stabile, ma salari ancora sotto pressione
Dopo anni di crescita, nel 2025 l’occupazione ha mostrato una sostanziale stabilità. Il tasso di disoccupazione resta basso rispetto alla media nazionale, anche se cresce il ricorso agli ammortizzatori sociali.
Le retribuzioni sono aumentate grazie ai rinnovi contrattuali, ma secondo Bankitalia i salari reali non hanno ancora recuperato integralmente la perdita di potere d’acquisto accumulata tra il 2008 e il 2023.
Le criticità strutturali
In sintesi, secondo Bankitalia, le principali criticità dell’economia toscana restano strutturali. La crescita degli ultimi anni è stata sostenuta più dall’aumento dell’occupazione che dalla produttività, rimasta stagnante. Pesano la forte presenza di micro e piccole imprese, la limitata diffusione dei settori ad alta tecnologia e il ridotto inserimento nelle filiere produttive più avanzate.
Incide anche la dinamica demografica: l’invecchiamento della popolazione e degli imprenditori rappresenta un fattore di rischio crescente, soprattutto per il ricambio generazionale nelle imprese familiari.
Sul fronte dell’innovazione, la Toscana mantiene livelli brevettuali in linea con la media nazionale ma inferiori rispetto alle regioni più sviluppate del Centro Nord. Gli spin off accademici – aziende nate dalla ricerca universitaria – sono relativamente diffusi, ma faticano ancora a consolidarsi.
Le incognite del 2026
Le prospettive per il 2026 restano caratterizzate da forte incertezza, aggravata dalle tensioni geopolitiche internazionali e dall’aumento dei prezzi energetici. Le imprese prevedono stabilità del fatturato ma un possibile calo degli investimenti.
QUI IL RAPPORTO ANNUALE (GIUGNO 2026) DELLA BANCA D’ITALIA SULL’ECONOMIA IN TOSCANA
Banca d'Italia, Economia, Toscana
