Un fiorentino a Dubai: «La normalità sotto il cielo dei droni»

DUBAI (Emirati Arabi Uniti) – Piscine affollate, spiagge perfette, taxi puntuali. E poi, all’improvviso sabato scorso 28 febbraio, un boato secco che squarcia l’aria e una nuvoletta bianca nel cielo: un drone intercettato. A Dubai la vita continua, ma con il pensiero della guerra in sottofondo.
È la testimonianza di Fabrizio Borgioli, professionista fiorentino in vacanza, fissata da tempo, a Dubai con la moglie. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente, oggi 3 marzo, in un albergo nella magnifica The Palm Jumeirah, l’isola artificiale a forma di palma che si protende nel Golfo Persico: un intero quartiere sul mare, con hotel, ville, ristoranti, spiagge private, strade e perfino una monorotaia.
AI DOMICILIARI A 5 STELLE
Qui i coniugi Borgioli stanno vivendo, con un filo di ironia, veri e propri «domiciliari a 5 stelle»: piscina, spiaggia, servizi impeccabili, connessione perfetta e colazioni vista mare. Nessuna limitazione formale a uscire, ma una raccomandazione costante delle autorità: non sostare troppo all’aperto e restare vicino a edifici dove potersi rifugiare rapidamente in caso di necessità.
Arrivati sabato mattina 28 febbraio, poche ore dopo il check-in, il primo botto. «Eravamo in piscina, a mezzogiorno. Un’esplosione fortissima. Non capivamo cosa fosse». Poi la voce che corre, i social, le conferme: attacco in corso, droni e missili intercettati. Nel pomeriggio altri colpi. «Ogni tanto sentivi uno, due, tre botti. In cielo si apriva una nuvoletta bianca: era la contraerea che abbatteva un drone». Un rumore lontano, ma reale.
L’ALLARME NELLA NOTTE
Verso l’una di notte, i cellulari che iniziano a squillare tutti insieme. Messaggio ufficiale: restare lontani da finestre e vetrate, rimanere all’interno. Nella hall qualcuno anticipa il check-out in fretta. Altri aspettano, qualcuno ad alta voce chiede: «Avete notizie?» Poi la notte scorre. «Siamo rimasti in camera, poi sono sceso a vedere. C’era movimento, ma niente panico. Alla fine sono tornato a dormire».
DANNI MINIMI, CITTÀ OPERATIVA
In città, racconta oggi Borgioli, non si vedono distruzioni. Anche l’hotel Fairmont, colpito da un detrito, presenta solo una bruciatura sulla facciata. «Se fosse stato centrato da un missile sarebbe crollato. Qui sono caduti solo residui intercettati in aria».
Intanto tutto funziona. Taxi immediati, cantieri aperti, negozi operativi. E soprattutto il Dubai Mall, il più grande centro commerciale di Dubai e uno dei più grandi al mondo, è pieno di visitatori. «Se non fosse per quei botti ogni tanto, non ti accorgeresti di nulla».
Non a caso – scrive Borgioli anche su Facebook – «ieri pomeriggio 2 marzo l’emiro di Abu Dhabi, che è anche il presidente degli Emirati Arabi Uniti, insieme all’emiro di Dubai, si sono fatti una passeggiata per il centro, nella grande piazza delle fontane, davanti al Burj Khalifa, e si sono presi un caffè ad un bar del Mall. Le immagini sono rimbalzate ovunque nel giro di pochi minuti. Questo è ciò che la popolazione degli Emirati si aspetta da chi li governa, e il senso di sicurezza nelle istituzioni qui è palpabile».
TRA PERCEZIONE EUROPEA E REALTÀ
«In Europa l’immagine è molto più allarmistica. Qui la città vive. Non è caduto un missile su Dubai». Molte immagini che circolano sui social, sottolinea, sono vecchie o riproposte fuori contesto. Lo stesso Governo emiratino ha diffuso comunicati contro la diffusione di notizie ritenute fuorvianti.
VACANZA ADATTATA, NON INTERROTTA
Il programma dei coniugi Borgioli è stato comunque parzialmente modificato: più relax nei primi giorni, escursioni rinviate. Il rientro previsto per il 6 marzo resta legato alla conferma del volo, dopo le temporanee chiusure dello spazio aereo.
Ma la vacanza, di fatto, continua. «Prudenzialmente abbiamo rinviato il giro sulla ruota panoramica, previsto al nostro arrivo. Non si sa mai. Ma, se domani (mercoledì 4 aprile n.d.r.) è aperto, vado a giocare a golf». Borgioli non lo dice esplicitamente, ma lo fa anche — oltre alla passione sportiva — per concentrarsi più sulla pallina e sul green anziché guardare troppo spesso il cielo. La voglia di normalità resiste.
