«Non indurite il cuore»: a Firenze il Precetto pasquale interforze 2026

«Non indurite il vostro cuore». È stato questo il cuore del messaggio rivolto nell’omelia da don Pietro Folino Gallo, cappellano della Legione Carabinieri Toscana, durante la celebrazione del precetto pasquale 2026 a Firenze. Ha presieduto la celebrazione della Messa, su delega dell’Ordinario militare per l’Italia arcivescovo Gian Franco Saba, impossibilitato a raggiungere il capoluogo toscano in tempo, per un imprevisto. Alla cerimonia ha assistito in preghiera il cardinale Ernest Simoni, 97 anni condotti con vigore e incrollabile fede.
Nella basilica di Santa Maria Novella, giovedì 12 marzo, erano presenti i vertici civili e militari del territorio, accolti dal generale di brigata Michele Vicari, capo del Comando Militare Esercito Toscana. Presenti le rappresentanze di Esercito, Aeronautica, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria, Vigili del Fuoco e delle associazioni combattentistiche e d’arma nonché del Pasfa. l’associazione per l’assistenza spirituale alle Forze Armate. Un appuntamento tradizionale che unisce dimensione religiosa e spirito di comunità, preparando gli uomini e le donne in uniforme alla celebrazione della Pasqua.
A rendere particolarmente suggestiva la liturgia sono state le note della fanfara della Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri, diretta dal maestro Ennio Robbio, insieme al coro degli allievi dello stesso istituto guidato dal maestro Alessandro Lanzi.
La riflessione nell’omelia del precetto pasquale: «Non indurite il cuore»
Nella sua omelia don Pietro ha invitato a riscoprire il significato autentico della felicità, non come evasione dalla realtà ma come capacità di vivere pienamente il momento presente e la propria missione. La felicità, ha spiegato, non coincide con superficialità o spensieratezza, ma con la consapevolezza di essere nel posto giusto e di compiere con responsabilità il proprio dovere, nella famiglia, nel lavoro e nel servizio alla comunità.
Il rischio più grande, ha osservato, è lasciarsi attraversare da insoddisfazione e sfiducia, fino a «indurire il cuore», perdendo lo slancio verso la vita e verso gli altri. Quando il cuore si chiude, si perde la fiducia nelle relazioni, nelle istituzioni e perfino in sé stessi, tanto che la vita rischia di scivolare in una routine senza senso.
La speranza cristiana, invece, nasce dalla certezza che Cristo risorto continua ad agire nella storia e nella vita di ciascuno. «Dio non si è scordato di nessuno – ha tuonato don Pietro – non ha abbandonato la sua creazione né la nostra storia». Anche nelle contraddizioni del tempo presente, ha aggiunto, Dio continua a operare: sta all’uomo riconoscerne i segni e non disperdere la propria vita in inutili lamentele o occasioni perdute.
L’invito finale è stato a non sprecare il tempo che ci è dato, perché ogni giornata è unica e irripetibile. «Oggi non torna più – ha detto – apriamo il cuore a Dio prima che sia tardi, perché nulla di ciò che viviamo è inutile se sappiamo riconoscere la sua presenza».
Il saluto del generale Rapanotti
Al termine della celebrazione del precetto pasquale ha portato il saluto la massima autorità militare presente, il generale di corpo d’armata Riccardo Rapanotti, comandante interregionale Italia Centro-Settentrionale della Guardia di Finanza.
Dopo aver ringraziato le autorità e le rappresentanze presenti e aver espresso apprezzamento per le parole dell’omelia, Rapanotti ha richiamato un dialogo cinematografico per sintetizzare il senso del messaggio pasquale: «Se non combatti per un amore, che tipo di amore hai? Anche noi siamo chiamati a combattere per difendere la gioia, la serenità, la pace e la speranza», augurando infine a tutti una serena e lieta Pasqua.
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Tags: Carabinieri, Esercito, Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Vigili del Fuoco