Firenze ricorda i Carabinieri «Angeli del fango» (VIDEO-FOTO)

La cerimonia all'ex caserma Mameli in piazza Stazione a Firenze
La cerimonia all’ex caserma Mameli in piazza Stazione a Firenze

FIRENZE – Una targa ricordo degli allievi della Scuola Sottufficiali Carabinieri che nel 1966 non esitarono  ad aiutare i cittadini di Firenze colpiti al cuore dalla tragica alluvione dell’Arno.

È stata scoperta sabato 30 marzo sulla facciata dell’ex caserma Mameli di piazza della Stazione a Firenze. La stessa che da quasi un secolo (gennaio 1920) ha ospitato quella che nel tempo era diventata la Scuola Marescialli e Brigadieri. Poi il trasferimento nella nuova sede di Castello nel settembre 2016 e l’inevitabile sfumare dei ricordi.

Come del lento declino di un vasto complesso immobiliare (di proprietà del Comune) sul cui futuro non si hanno ancora certezze concrete, tranne che di una piccola parte che si affaccia sulla piazza. Lì si trasferirà (ma non prima della fine del 2020) la stazione dei carabinieri, ora presente all’interno del comando provinciale di Borgognissanti. Un punto operativo dell’Arma, molto visibile perché in piazza Stazione e aperto 24 ore su 24 per ricevere denunce e segnalazioni.

Il 59° corso

Da oggi intanto sulla facciata della ex caserma una lapide in marmo ricorda ai passanti «i 700 allievi del 59° corso della Scuola Sottufficiali Carabinieri che nell’alluvione del 4 novembre 1966 si prodigarono con generosità e coraggio a salvare vite umane e patrimonio artistico della città. Con gratitudine e riconoscenza Firenze qui pose nel marzo 2019». L’iniziativa è del Comune di Firenze su richiesta dell’Associazione «Firenze Promuove» presieduta dal giornalista Franco Mariani.  

Una rappresentanza degli ex allievi è stata stamani la protagonista assoluta della cerimonia. Tanti capelli bianchi, qualche assenza inevitabile, ma con il cuore e lo spirito di cinquant’anni fa, come ha ricordato non senza emozione, a nome di tutti quegli «angeli del fango con gli alamari», il maresciallo maggiore Francesco Liberatore Memoli. Inseriti nei ranghi dell’Arma, ma ancora in addestramento come i colleghi della territoriale – è stato ricordato – quegli allievi del 59° corso non solo la mattina del 4 novembre 1966 salvarono vite umane e anche animali. Dal giorno seguente fino al dicembre 1966 furono poi impiegati a garantire 24 ore su 24 la sicurezza della città e dei fiorentini da atti di sciacallaggio.

Presente il Governo

Alla solenne cerimonia hanno partecipato, in rappresentanza del Governo, i sottosegretari alla Difesa Angelo Tofalo (che ha portato il saluto del ministro della Difesa Elisabetta Trenta) e agli Esteri Guglielmo Picchi, fiorentino. Per la Regione c’era il presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, mentre la città di Firenze era rappresentata dal Gonfalone e dal consigliere comunale Fabrizio Ricci. Tra i presenti il prefetto Laura Lega, il neo questore Armando Nanei, il generale Carlo Lamanna comandante la Divisione Friuli dell’Esercito, il generale Bruno Bartoloni comandante regionale della Guardia di Finanza, il contrammiraglio Pierpaolo Ribuffo comandante dell’Accademia Navale di Livorno, il colonnello Prisco Antonio Monaco comandante della Scuola Aeronautica Douhet.  L’Arma dei Carabinieri era rappresentata dai vertici fiorentini, tra i quali il generale Nicola Massimo Masciulli (comandante della Legione Toscana) e il colonnello Daniel Melis della Scuola Marescialli, in rappresentanza del comandante dell’istituto, generale Gianfranco Cavallo, impossibilitato ad essere presente per un grave lutto familiare.

Una corona d’alloro è stata deposta ai piedi del monumento al carabiniere, (ancora) presente sul piazzale dell’ex caserma, da parte del sottosegretario Tofalo, del maresciallo maggiore Memoli e dalla figlia dell’allora colonnello Mario Serchi, comandante della Scuola Sottufficiali in quei tragici giorni dell’alluvione del 1966 e dei “suoi” angeli del fango.

«Negli occhi di ciascuno di questi ex allievi del 59° Corso – ha commentato il sottosegretario Tofalo – ho visto l’orgoglio di aver servito e servire il Paese indossando orgogliosamente l’uniforme dell’Arma. Dico loro grazie per il quotidiano impegno, un ‘lavoro’ che, a differenza di altri e proprio in virtù del giuramento e dello status di militare, viene svolto con la consapevolezza di servire il Paese anche a costo della propria vita. Questo li rende davvero speciali».

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Sandro Addario

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