Fausto Dionisi, il poliziotto ucciso 48 anni fa: Firenze non dimentica

FIRENZE – Sono passati 48 anni dalla tragica uccisione dell’appuntato di PS Fausto Dionisi, ma la sua figura è costantemente viva nella Polizia di Stato. Una cerimonia breve ma sentita si è svolta oggi 20 gennaio, come puntualmente ogni anno, in via delle Casine a Firenze, sul luogo del tragico agguato dove nel 1978 perse la vita il poliziotto mandato a controllare un furgone sospetto. Aperti gli sportelli una scarica di mitra di un commando terrorista lo colpì in pieno. Per Dionisi non ci fu nulla da fare. Lasciò la moglie Mariella e la figlia Jessica di poco più di due anni.
Quest’ultima era oggi presente al ricordo del padre, accompagnata dal prefetto di Firenze Francesca Ferrandino e dal questore Fausto Lamparelli. Presente il gonfalone del Comune di Firenze con il presidente del Consiglio Cosimo Guccione e le massime autorità civili e militari di Firenze, con una numerosa rappresentanza della questura fiorentina e delle specialità della Polizia di Stato operanti in Toscana.
«Perché tanto odio?»
Da via delle Casine un corteo si è mosso per raggiungere la chiesa di San Giuseppe, dove è stata officiata una messa da don Luigi Innocenti, cappellano della Polizia di Stato a Firenze. Nell’omelia ha richiamato le parole pronunciate nel 1978 dall’allora cardinale Giovanni Benelli davanti a una «giovinezza distrutta», rilanciando una domanda che attraversa il tempo: «perché tanto odio, perché tanto male ancora?». Un interrogativo che non appartiene solo agli anni del terrorismo, ma che risuona anche nel presente, segnato da nuove violenze e da un persistente disprezzo per la vita umana. La risposta cristiana, ha ricordato il cappellano della Polizia di Stato, sta nella certezza che il bene è più forte del male e che la speranza non viene sconfitta dalla morte. In questo percorso si inserisce anche il ricordo intenso di Mariella Magi Dionisi, la vedova, scomparsa due anni fa: per decenni presenza costante, in prima fila, testimone di fedeltà, coraggio e fiducia, oggi assenza che parla ancora con forza alla comunità.
Memoria condivisa
Nel suo intervento, il questore Fausto Lamparelli ha sottolineato come, a distanza di 48 anni, la partecipazione delle istituzioni civili e militari e della città intera rappresenti un segno concreto di memoria condivisa. Il sacrificio di Fausto Dionisi – come quello di tutti i caduti delle forze dell’ordine – non è solo dolore, ma anche testimonianza del più alto valore del servizio reso alla comunità. «La nostra non è una professione, è un servizio», ha ricordato il questore, un servizio da svolgere con onore e disciplina, talvolta andando oltre il dovere. Dionisi resta così un esempio attuale, soprattutto per i giovani: senza memoria del passato non può esserci futuro. Da qui l’impegno ribadito alla famiglia e ai familiari di tutti i Caduti: la Polizia di Stato ci sarà sempre, ogni anno, a condividere il dolore e a custodire una memoria che è fondamento di responsabilità, dignità e speranza civile.
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