Ferì un bandito in fuga, assolto dopo 5 anni capitano dei Carabinieri

Un posto di blocco dei Carabinieri

FIRENZE – Assoluzione con formula piena per il capitano dei Carabinieri Giuseppe Pontillo, accusato di aver ferito nel 2014 un malvivente che lo aveva travolto con un’auto per sfuggire all’arresto.  Lo ha deciso giovedì 4 aprile la Corte d’Appello di Firenze (1ª sezione penale presieduta dal giudice Alessandro Nencini) che ha assolto l’ufficiale «perché il fatto non costituisce reato».

Il fatto

Sono passati quasi 5 anni da quella sera di mercoledì 29 ottobre 2014 a Capraia e Limite, vicino a Empoli. I carabinieri sono sulle tracce di una banda di malviventi responsabili di rapine e furti d’appartamento. Un posto di blocco è istituito nei pressi di una rotatoria dove sopraggiunge a forte velocità una Peugeot. Il capitano Pontillo, allora comandante della compagnia di Empoli e quella sera in borghese, si mette in strada per rallentare la corsa dell’auto che al suo «alt» accelera per travolgerlo e fuggire. È a quel punto che Pontillo, con la sua pistola d’ordinanza, esplode due colpi per fermare la vettura. Uno colpisce uno dei banditi ad una spalla, l’altro ferisce ad una gamba lo stesso capitano mentre scivola e cade.  

L’auto in fuga sbanda e finisce contro una vettura dell’Arma.  Due dei banditi, Amarildo Hisa e Hermal Karaj entrambi albanesi e da tempo ricercati, sono subito bloccati. Il terzo riesce a fuggire nei campi. Andranno agli arresti domiciliari, da cui evadono dopo qualche mese. Uno di loro, poco tempo dopo viene preso nel bresciano, dopo un ennesimo colpo, ma riesce ancora una volta a fuggire dopo aver ferito alla testa un poliziotto con un cacciavite. Di fatto i tre malviventi intercettati a Capraia e Limite nel 2014 sono ancora in libertà.

Due processi

Nel processo in primo grado concluso nel febbraio 2018 il capitano Pontillo (attuale comandante della Compagnia Firenze) era stato accusato di lesioni volontarie dal pm Concetta Gintoli, che aveva chiesto una condanna a 1 anno e otto mesi. Il giudice Marco Bouchard aveva però riclassificato l’accusa in «eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi», decidendo  il non luogo a procedere nei confronti dell’ufficiale, in assenza di querela presentata dal malvivente ferito.

Nel processo in Appello, a quanto si apprende, è stato lo stesso pubblico ministero (il sostituto procuratore generale Nicola Miraglia Del Giudice) a richiedere, insieme al difensore avvocato Umberto Schiavotti, l’assoluzione con formula piena del militare. Quanto basta per non andare in Cassazione e mettere la parola fine alla vicenda.

«Sono stati cinque anni da incubo – commenta al telefono un amico del capitano Pontillo – durante i quali Giuseppe ha subito gravi danni personali, professionali e familiari. Solo per aver fatto il suo dovere. E intanto tre malviventi sono ancora a piede libero».

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Sandro Addario

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